Ricreazioni:

    D’après-moi: I bronzi di Riace

   

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Commenti

  • PlacidaSignora  Il 30 settembre 2004 alle 17:15

    Grazie! Staranno benissimo in salotto. Per un po’. Poi in cucina. (però sostituisco ogni volta le patate, eh?)
    PS Bellissimi davvero, tesora!
    Ma non dovevi mandarmi qualcosa, o me lo sono sognato?

  • utente anonimo  Il 30 settembre 2004 alle 17:47

    ma erano pelati??

  • RobertoTossani  Il 1 ottobre 2004 alle 09:09

    Sei adorabile :-*

  • utente anonimo  Il 1 ottobre 2004 alle 10:04

    Si autopelavano? Un riferimento alla loro villosità?

  • aitan  Il 1 ottobre 2004 alle 11:53

    eppure mi sembra di vederne solo uno mezzo pelato e poco bronzeo…
    ;o)

  • utente anonimo  Il 1 ottobre 2004 alle 13:16

    Dunque:
    prima di tutto non sono pelati, ma sbucciati, ecco. Poi non è colpa mia se ce n’è uno solo: mio fratello e le patate non si sono ancor visti (chi ha patate da estendere, estenda), dunque ho dovuto scolpire l’unico tubero superstite!

    Tossani… ma dicevi a me o al bronzo? 😛

  • tt  Il 1 ottobre 2004 alle 16:36

    mi inquieta il coltellaccio.

  • leida  Il 1 ottobre 2004 alle 17:36

    Mi è venuta fame…Ah! No! Scherzavo! Sgrump, sgrupm…sto masticando una raccolta di poesie vegetariane. Da piccola lessi una cosa di Rodari, il principio era che sarebbe stato bello assimilare le conoscenze mangiando i libri, invece di leggerli. Ecco, a me servirebbe farlo per capire l’arte. E questi bronzi mi sembrano l’ideale per cominciare. (E poi dimmi che non scrivo…d’ora in poi lo dirai: non scrivere!)

  • dademar  Il 2 ottobre 2004 alle 01:40

    cos’è poi una lama, dal bianco color della luna (per di più rivolta verso chi la brandisce), se non una ricerca estrema d’interiorità, la rivendicazione di uno spessore che l’esegesi classica rinnega, confinando la “tentazione d’esistere” del bronzo alla mera esteriorità, peraltro racchiusa, agli occhi dei più, nel fallace simbolo di una virilità svilita, erosa…
    uff…mi sa che avverto gli effluvi di un lauto ran-cio…o magari gl’influssi del suo anagramma 😉

    (l’avevo mica mai confessato che le patate mi fanno diventare matto, vero? 🙂

  • utente anonimo  Il 2 ottobre 2004 alle 14:56

    Mati, oh mati :))
    Che nostalgia dei nostri menu…
    E quale virtù perenne
    hanno queste solanacee:
    nemmeno un occhio o una radice,
    in quella faccia di bronzo di Riace.
    :)***
    Misery

  • utente anonimo  Il 2 ottobre 2004 alle 17:34

    > tt., su, su, è solo uno sbucciapatate
    > leida, la regola della dieta non prevede scarti poetici!
    > dademar, il tuo cranio è il mio miglior amico :*
    > misery, che bello ritrovarti 🙂 erano tempi, quelli, che ci vedevano scaldare panini e pizze nello scanner e abbrustolire toast nel cd-rom. Ora sono grande: ho anche il masterizzatore per gli hamburger!

  • Paolo-di-Lautreamont  Il 2 ottobre 2004 alle 18:20

    Ho linkato il sito, qua e là geniale. Saluti

  • utente anonimo  Il 2 ottobre 2004 alle 18:42

    Merci pour le linkage, M’sieur Isidore.

  • RobertoTossani  Il 4 ottobre 2004 alle 10:48

    Questa volta dicevo solo a te: sei tu adorabile.
    Il bronzo è tuberabile, caso mai…
    ;-P

  • utente anonimo  Il 12 maggio 2005 alle 18:15

    perchè il coltello? e perchè non dalla parte della lama? con meno cazzimma casomai…

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